Alfabeto katakana: ce n’era bisogno?

Quando inizi a studiare Giapponese scopri che esistono tre tipo di alfabeto: hiragana, katakana e kanji. Bicos trhi is meglio che uan. 

Per quanto riguarda l’uso del katakana, noi expat in Giappone ce lo chiediamo sempre: non potevano risparmiarselo?

A cosa serve l’alfabeto katakana?

Il katakana è l’alfabeto con cui vengono trascritte le parole che provengono da altre lingue. Si basa sulla pronuncia fonetica della parola, non sul suo significato.

Ad esempio, il mio nome – Veronica Massi- in giapponese diventa BERONIKA MASSHI (si legge “massci”).

I suoni VE  e SI non esistono, quindi diventano rispettivamente BE e SHI.

In alcuni documenti me lo hanno tradotto anche come BERONIKA MASUSHI. Anni ed anni per costruire una reputazione e poi finisce così, come se fossi un tipo particolare di sushi.

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Noi, poveri studenti di giapponese, nei peggiori momenti di frustrazione ci siamo chiesti se fosse necessario utilizzare un altro alfabeto, dato che l’hiragana è praticamente identico al katakana ma scritto con altri caratteri.

Dopo mesi di studio dico:

“Si!” , citando la mitica risposta dell’uomo Del Monte 

È utile ed ha senso.

Ha senso perché i giapponesi non riescono a pronunciare alcune nostre lettere. Inoltre, si riescono a spezzare visualmente meglio le diverse parti della frase, quasi meglio di un kit kat, direi.

Ho cancellato quanto sopra dopo tre anni di residenza in Giappone perché la mia opinione è cambiata. Ti spiego: ho capito che il katakana serve a complicarsi la vita – dato che a questo punto sarebbe meglio lasciare le parole scritte in caratteri romaji, non credi? – e non aiuta i giapponesi a sforzarsi di pronunciare correttamente le parole straniere. Per questo motivo ho cambiato idea a riguardo, e parlando con qualunque altro expat in Giappone, vedrai che al 99% la penserà come me.

Da dove proviene l’alfabeto katakana?

Il katakana proviene dai kanji, ovvero gli ideogrammi cinesi che sono la base della lingua giapponese. Durante le lezioni di lingua giapponese qui a Tokyo, ci hanno proprio spiegato – disegnandoli – che  i caratteri katakana sono una semplificazione dei kanji. In effetti è vero.

Parole giapponesi provenienti dall’inglese

É incredibile come in Giappone, dove l’inglese è un miraggio, esista un’incredibile quantità di parole che hanno perso la propria pronuncia giapponese a favore di quella inglese, ad esempio:

TOIRE = toilette

DOA= door (porta)

SUPUUN = spoon (cucchiaio)

HANSAMU = handsom (bello, riferito agli uomini)

e tante altre. È praticamente impossibile che non esista la pronuncia originale in giapponese, dato che sono parole che esistevano in antichità, eppure…

Esempi pratici di nomi in katakana

Se credi il mio nome “katakanizzato” sia brutto, ti lascio alcuni esempi di gente a cui è andata decisamente peggio:

BRAD PITT = BURADDO PITTO

TOM CRUISE = TOMU KURUUZU

ANGELINA JOLIE = ANJERINA JOORI

GIGI MARZULLO= JIJI MARUZUURO

Insomma, per me il katakana e l’alfabeto farfallino sono uguali.

Vai su Google Translate e fare alcune prove col tuo nome in katakana. Clicca l’icona dell’audio per ascoltare la pronuncia poi dimmi cosa ne pensi e se vorresti anche tu denunciare il Giappone per questo scempio.

alfabeto katakana

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Beronika Massi
Creata in Italia, emozionalmente modificata in Spagna, in fase di collaudo in Giappone. Sono Veronica, (ex) ingegnere, appassionata di comunicazione digitale e scrittura creativa. Ho creato questo blog perché me lo ha chiesto il Giappone. Contatti: fujidalgiappone[at]gmail.com

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