In Giappone si parla inglese?

Una domanda che spesso mi rivolgono è “Ma in Giappone si parla inglese”?

In Italia l’inglese è pessimo, ma una base ce l’abbiamo

Du iu spik inglisch? Prima di parlare del Giappone, chiariamo subito qual è la situazione nel nostro Paese.

La lingua inglese è la lingua veicolare, ormai parlata in tutto il mondo. Beh, diciamocelo chiaramente: non è che l’Italia sia una nazione che può vantare un buon livello di inglese, nemmeno ai “piani alti”. #siamotuttiunpo’Renzi

Però, sinceramente, tra i giovani italiani l’inglisch un po’ si parla. Merito anche delle canzoni POPs, sempre ricche di gran contenuto, video di Yutubber dai temi toccanti e serie di Nettflicks in madrelingua. (La tua)

Nella Terra dei Cachi un minimo d’inglese si utilizza. Maccheronico, ricco di gestualità e con pronuncia a tratti imbarazzante (vedi l’ex Presidente). Ma siamo ad ogni modo capaci di comunicare.

In Giappone, neanche a Tokyo si parla inglese

Il nostro primo impatto con la lingua inglese in Giappone lo avemmo in aeroporto.

ATTERRANDO A TOKYO, 17 maggio 2017

Compiliamo ‘sto foglietto va. Veniamo a noi. Dobbiamo dichiarare che abbiamo nella valigia quella decina di salami che ho comprato con mia madre in Italia. Magnateveli voi il riso e la soia, eheh. Io c’ho la robba buona.

DENTRO L’AEROPORTO DI NARITA, 17 maggio 2017

10:23

Che succede con le valigie? Aspetta va’, chiedo informazioni alla gentile signorina qui dinanzi. Ehm, gud morning…
10:25

Non risponde agli stimoli. Mi fissa. Non parla inglese? Scusa eh ma siamo all’aeroporto…alla dogana, fra l’altro. Iu hev tu bi chiddin mi.

10:25

Uff cerca di comunicarmi qualcosa. Si sintonizza sul mio canale? Devi impara’ da noi italiani: fammelo capire a gesti.

10:26

Come dici? Ah, fa’ cenno di aprire la valigia. Devo cercare i salami quindi…? E ti sembra un’impresa facile. Mettere in salvo l’Antico vaso di Amaro Montenegro in confronto è ‘na passeggiata.

Dunque, se non erro, uno era fra i calzini…uno dentro la borsetta rossa…l’altro sotto la busta del cous cous… Si, mi sono portata il cous cous, italiano come l’olio marocchino. Non giudicatemi, plis.

10:27:03

Che dici? Non ti capisco amica. Spiegati con altri mezzi. Anche interi vanno bene.

10:27:15

Si, certo…spiegamelo in giapponese lento che mentre finisci la frase mi sarò laureata in lingue orientali.

10:28 

No, non ti capisco se mi parli in giapponese. Siamo arrivati trenta minuti fa. Dammi almeno un paio d’anni per studiare la lingua.

10:29:40

Ecco, caccia il libretto e fammi capire. “Allowed Country: Italy”. Evvai. Ma la Spagna non c’è. Come glielo faccio capire che veniamo da Barcellona mai che i salami li ho comprati in Italia, dato che in Italia è tutto più buono?

10:29:55

Ui…From Itali, yes! No, no, scusa…  wi from Spein laik sul biglietto, bat salami from Itali!

10:30

Non la sto convincendo. Occorre il certificato sui benedetti salami. Sono separati e messi sotto vuoto. È possibile che la signorina non capisca che li ho preparati per conservarli più a lungo possibile e poter sopravvivere a tutto quel tofu? Mannaggia al Governo. Tanto è sempre colpa loro.

10:31

Se mi sequestri i salami domani non avrai il piacere di vedere un’altra alba alle 4 del mattino (meno 7 ore in Italia). No, sul serio. Jaime, fai capire alla signorina che sta scherzando col fuoco. Ai uill kill iu sun. Dont tach mai salami.

10:45

SMS a mia madre: Ma’…mi hanno sequestrato i salami.


La cosa che mi fa più indignare è pensare che i salami non li avranno mangiati. Ne sono certa. Ormai conosco le dinamiche giapponesi. Mica è la finanza italiana… eh. (Scherzo, dai…). Qui, quello che sequestrano lo buttano sul serio. Salumi nella pattumiera. Avranno pure riciclato la plastica dai salami, con i guanti su. Non voglio pensarci va’.

Chissà quanti salami cercheranno di entrare ogni giorno. Quanti insaccati rimasti orfani per leggi insulse. Quanta felicità buttata nella pattumiera. Quanti residenti all’estero con i sorrisi spenti. Quanti gatti che aspettavano il lardo, e adesso non hanno più una ragione di miao.

Il Giappone sta alla lingua inglese come l’ananas sta alla pizza

Dunque, avete capito? Eravamo appena atterrati e già in aeroporto avevamo notato problemi enormi di padronanza della lingua inglese in Giappone. Un po’ assurdo, no?

 

Nelle zone più turistiche di Tokyo si parla inglese soprattutto perché molti dipendenti di negozi e bar sono stranieri. È grazie a loro se siamo riusciti a “sopravvivere” i primi tempi. Però, in generale, il livello di conoscenza della lingua inglese è talmente basso che quando si accorgono che ti stai avvicinando per chiedere informazioni – e si vede chiaramente che non sei giapponese – loro si allontanano. È vero, eh. Alcuni fanno anche un cenno incrociando le mani per far capire che taaanto non possono aiutarti.

Gesto tipico del "assolutamente no" in giapponese
Gesto tipico del “assolutamente no” in giapponese

Dameda“! Del tipo “non ti avvicinare, per carità”.

Ma perché fanno così? Te lo dico io: si vergognano della loro pronuncia. Vabbè, allora io, che sono marchigiana, non dovrei parlare italiano?

Ma che shti’ ddi!

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Beronika Massi
Creata in Italia, emozionalmente modificata in Spagna, in fase di collaudo in Giappone. Sono Veronica, (ex) ingegnere, appassionata di comunicazione digitale e scrittura creativa. Ho creato questo blog perché me lo ha chiesto il Giappone. Contatti: fujidalgiappone[at]gmail.com

2 Comments

  1. Ma io mi sono persa il fatto dei salami! Cioè, tu sei stata complice dell’uccisione di tanti maiali per poi vedere tutta quella roba buttata?! Assassina. W IL TOFU SIEMPRE!

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