Proposte indecenti ricevute in Giappone

Avete mai sentito qualche donna occidentale parlarvi delle proposte indecenti ricevute in Giappone? No? Ok, allora vi racconto cos’è successo a me.

Agli uomini giapponesi piacciono le occidentali?

Vivendo in Giappone ho scoperto che certi uomini giapponesi hanno una strana tendenza ad approcciare in maniera diretta le donne occidentali. E per “diretta” intendo qualcosa che va fuori dalla sfera dei normali approcci.

Una mia amica, ricevette un direttissimo “Yu make robu wit me?” (Tu vuoi fare l’amore con me?) scendendo da un treno al centro di Tokyo. Un’altra, seduta tranquillamente in un parco di Kawasaki, fu avvicinata da un ragazzo che le chiese sottovoce qualcosa: all’inizio lei capì “tisciù“, ovvero fazzoletto – dall’inglese “tissue” –  peccato che lui stesse dicendo “kissu” ovvero se lei volesse darle un bacio (dall’inglese “kiss”).

E non poteva mancare la mia esperienza personale.

Ricevere una proposta indecente da uno sconosciuto giapponese

Era uno di quei giorni in cui arriva una consapevolezza certa, ma scomoda: è ora di tagliarsi i capelli. Si, lo so che se sei in Italia pensi “vabbè, prendo appuntamento dal mio parrucchiere di fiducia”. Ma io, qui, la fiducia non ce l’ho. Immagina che conosco una persona che si è portata un litro di ossigeno per capelli, più la tinta, dall’Italia: io.

Sembra sia vero che la maggior parte di parrucchieri giapponesi siano abituati a tagliare capelli di un certo spessore e sempre lisci – non ho mai visto una persona orientale con i capelli ricci – per cui entrano nel panico quando vedono entrare noi. Ma figurati, io entro nel panico già solo guardando i miei. Se vi facessi vedere una foto di mio marito – che ha i capelli ricci – appena uscito da due diverse parrucchierie – a proposito, lo sai che il termine “parrucchierie” si usa principalmente nelle Marche e in Sicilia? La maniera corretta sarebbe “parrucchiera” – di Tokyo, capireste cosa intendo.

Tornando a quel giorno di settembre 2017… Avevo iniziato la scuola di giapponese da due mesi. Parlavo zero e capivo poco, ma abbastanza per sopravvivere.

Avevo deciso di comprarmi un paio di forbici e provare a tagliarmi i capelli da sola. Sono quelle classiche idee geniali che si presentano frequentemente nella mia testa. Peccato che il risultato “finale in tragedia” si aggiri attorno al 70% dei casi, ma vabbè.

Andai a cercare tali forbici al Don Quijote – una catena di negozi famosissima in Giappone, e con una reputazione pessima fra la gente del posto, dato che è un ammasso di oggetti impressionante (esci da lì rincoglionito).

Mentre cercavo le suddette, mi accorsi che c’era un tizio che si sistemava i capelli in maniera bizzarra – con un taglio orribile, fra l’altro. Forse anche lui cercava un paio di forbici? Chissà. Si guardava riflesso in alcuni specchi in vendita nel reparto.

Io lo osservavo pensando che fosse molto effemminato e che mi facesse ridere il modo in cui si muoveva. Riflettevo sul poco attraente che sono, per me, gli uomini giapponesi. E poi, perché hanno tutti i capelli in stile allenatore della nazionale tedesca?

Proposte indecenti donna Giappone
Joachim Loew, allenatore Germania

Nel frattempo, trovai le forbici. Fantastiche, se non fosse che erano per tagliare la verdura. Mmm, forse erano proprio adatte. Decisi quindi di rinunciare al taglio. Ma si, le doppie punte potevano aspettare. Nel frattempo uscì fuori una matita per gli occhi di Sailor Moon, in super sconto. “Fanculo le forbici, mi compro la matita. Questa giornata ha finalmente un senso!” #sailormoonvive

Decisi quindi di andarmene. Mi recai alle scale normali invece che le mobili. Voglia improvvisa di fitness? Chissà. A ripensarci adesso, devo smettere di avere idee salutari. Capirete perché.


Una voce maschile mi chiama. “Sumimasen! Chi è. Che volete da me. Mi sarà forse caduto qualcosa?

Mi giro. È il tizio dello specchio. Mmm. Gli faccio cenno di parlare. Mi dice qualcosa che non capisco. Gli faccio cenno di ripetere. Rimango in silenzio. Cerco di comprendere tutto il senso della vita in dieci secondi e perché tale persona in tale momento deve proprio rivolgersi a questa povera, unica, straniera di tutto il negozio.
Nel frattempo – e non per casualità – la mia temperatura corporea ascende a cinquanta gradi Celsius, that’s why they call me Mister Fahrenheit. Scusa, Freddie.
Lo guardo – se avessi avuto una pala avrei scavato una fossa, però buttandoci dentro lui – e gli faccio cenno di non capire incrociando le braccia. Me ne vado, a passo molto veloce.

Purtroppo – o per fortuna – conosco tutte le parole che ha usato nella frase. Ho capito perfettamente il messaggio.

donna occidentale giappone
La faccia che avrei dovuto fare

Sono sulla strada di casa, ripensando a quello che è appena successo. ‘Sto esemplare di homus giaponesus mi ha chiesto se volevo andare cinque minuti in bagno con lui per ********* (non cercate di scoprire la parola sotto gli asterischi, li ho messi in modo casuale). Il bagno degli uomini si trovava “casualmente” proprio a fianco a noi al momento della richiesta. Il genio del male.

Sotto quella massa d’insulsi capelli si nascondeva forse un pervertito?


Come mi sentii in quel momento? Male. Avete presente quando siete davanti a qualcosa di schifoso e vi si arriccia il naso?

donna occidentale giappone
Che schifo

Ecco. Inoltre, non posso descrivere l’imbarazzo e la voglia di omicidio che ti affiorano contemporaneamente in certe situazioni. È una sensazione d’impotenza che sai di non poter sanare nemmeno con un viagra. Scusate, sono ancora sotto l’effetto dell’incredulità.

Mi sentii attaccata nella mia sfera emotiva. Non riuscii nemmeno a mandarlo a cagare nella mia lingua. “Vuoi andare in bagno? Beh, vai a cagare!” avrei dovuto dirgli. Vi assicuro che gliel’avrei fatto capire anche in giapponese. Però nulla, non riuscii a reagire. Fu il modo subdolo, calmo e gentile con cui lo chiese che mi fece rimanere così, come una bambola di porcellana. Sarà anche che tutte queste creme giapponesi per il viso hanno un filtro UV molto alto.

Quando”scappai” vidi un sorriso stampato sulla sua faccia. Ma che te ridi. Strunz.

In quel momento mi sembrò tutto molto assurdo, tanto che lo raccontai alle ragazze che vivevano qui in Giappone già da un po’. Mi risposero “Ah, ma qui è frequentissimo. Abbiamo già sentito molte storie del genere“. Ah. Hai capito…

È successo anche a te qualche episodio simile? Spero di no, però, se vuoi, raccontalo commentando⬇︎

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Beronika Massi
Creata in Italia, emozionalmente modificata in Spagna, in fase di collaudo in Giappone. Sono Veronica, (ex) ingegnere, appassionata di comunicazione digitale e scrittura creativa. Ho creato questo blog perché me lo ha chiesto il Giappone. Contatti: fujidalgiappone[at]gmail.com

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