Tokyo Idols: il Lato Oscuro del Giappone

Prima di leggere questo articolo, voglio che tu sappia che non sono esperta di cultura giapponese (non ho mai detto di esserlo) e che l’argomento Idol stesso è molto controverso. Alcune delle cose che leggerai le ho viste con i miei occhi, ed altre si riferiscono anche al documentario Netflix Tokyo Idols (che secondo l’opinione di diverse persone sembra essere imparziale).

Questo è il mio blog, non diffondo notizie false o invento cose, esprimo semplicemente la mia opinione su alcuni aspetti del Paese in cui vivo e che – come il resto del mondo – ha le sue peculiarità.

Se hai osservazioni, opinioni diverse o più conoscenza, sei il benvenuto.


Una Idol a cena con i propri fans

È sabato sera. Siamo in un ristorante al centro di Shibuya. Entra un gruppo di persone: cinque ragazzi e una ragazza. I maschi del gruppo hanno un aspetto non proprio sveglissimo. Non li definirei proprio dei fulmini di guerra. La ragazza, invece, è una di quelle con la voce stridula ed il vestito in stile Akihabara.

Chi è ‘sta gente?

La mia amica giapponese ci dice “Sono sicura che lei sia una idol”.
Scusa… che vor di’?
In Giappone, decine e decine di anni fa, nacque un nuovo fenomeno sociale. Le/Gli “idol”, sono ragazze o ragazzi, molto giovani, che ambiscono a diventare famosi. Solitamente sono cantanti/ballerine – il fenomeno riguarda più il mondo femminile – che finanziano la propria carriera, per raggiungere la fama, grazie ai propri fans. È come se io, adesso, vi chiedessi di seguirmi in tutto il mondo e comprare le mie foto, disco, video, blablabla. Dai, vi aspetto qui.

Attenzione: non sto parlando di normali fans di cantanti che vanno ai concerti eccetera… l’argomento è ben diverso.

Durante la cena osservo questo tavolo anomalo in cui la ragazza è visibilmente al centro dell’attenzione. Secondo la mia amica giapponese lei è lì con i suoi fans che poi le pagheranno la cena e tanti saluti. Ah. Iniziamo quindi a cercare informazioni in internet. La curiosità è troppa. Consigliano un documentario di Netflix dal titolo Tokyo Idols. Perfetto.


Tokyo Idols, un documentario originale di Netflix

È sera e siamo a casa. Vediamoci ‘sto documentario perché ho sete di sapere. La parola “idol” l’ho sentita mille volte ma non mi sono mai fatta domande.

Trascorrono solo due minuti e già sono incredula. Cosa stiamo guardando?

Ragazzine esibendosi davanti a uomini adulti

Il documentario è centrato principalmente sulla storia di Rio, una ragazza 19enne che cerca di crearsi la propria fama a Tokyo. Inizia cantando in una caffetteria di Akihabara – quartiere molto caro a tutti i nerd del mondo, precisamente per questo genere di cose – insieme ad un gruppo di altre ragazze.
Immaginate un gruppo di ragazzine vestite come bamboline, cantare e ballare dinanzi a un pubblico interamente maschile di età compresa tra 20 e 60 anni. Questi “uomini” – scusate ma le virgolette ci vogliono tutte – ballano e cantano al ritmo di queste canzoni davvero merdose – il testo dice cose del tipo “voglio rimanere pura”, “sono un angelo”, eccetera – e fanno una pena incredibile.

Idols durante un "concerto" Giappone
Idols durante un “concerto”

Ovviamente le idols non possono avere nessuna relazione amorosa. Dal momento in cui si fidanzano smettono automaticamente di essere idols. L’età massima per una idol è intorno ai 21 anni, ma esistono delle eccezioni: io. No, no, per carità.

Il momento dell’handshake tra Fans e Idols

Alla fine del “concerto” – metto le virgolette, che per la vergogna vorrebbero auto cancellarsi – c’è il momento della stretta di mano. Queste “artiste” – see, vabbè – si mettono in fila e salutano i propri fans uno ad uno stringendo la mano – dialogando di cose inutili – per un minuto, cronometrato da alcuni addetti che allo scadere per tempo “staccano” – perché molti non vogliono lasciarla – la mano del fan per farlo passare alla stretta di mano della seguente ragazza.
La stretta di mano, in Giappone, era anticamente considerata un atto erotico, motivo per cui tutt’oggi ci si presenta con un inchino. Detto questo, tirate voi le conclusioni.

Seguire una Idol è “conveniente”

Questo tipo di fan rientrano nel gruppo dei cosiddetti “otaku“.

Questi “uomini” sono single e non hanno nessuna intenzione di trovare una donna per una relazione seria, sia perché hanno avuto delusioni, sia perché non hanno un lavoro abbastanza buono, sia perché semplicemente non ne hanno voglia. Una idol gli sorriderà sempre, si farà delle foto con lui, gli stringerà la mano e soddisferà platonicamente le sue fantasie sessuali.
Perché iniziare una relazione seria, quando hai già tutto questo?!

Nel documentario si incrociano varie storie di questi “uomini”. Uno di 43 anni che lascia il proprio lavoro fisso per seguire questa idol nei propri tours – c’è una scena in cui lei va a sud del Giappone per registrare delle dirette mentre pedala, e lui la segue con la propria bici da Tokyo – un altro di 50 anni che spende circa 2.000 dollari al mese per fare regali alla sua idol favorita e per questo non può permettersi di andare a trovare i propri genitori, dato che non ha abbastanza denaro – con la quantità di soldi spesi dice che avrebbe potuto comprare una casa… – uno di 23 anni che è rincoglionito come gli altri due.

Le baby Idols

Arrivata a questo punto ero già molto schifata e incredula. Poi è arrivato il meglio del peggio: le idols di 10 anni.

Dal trailer si intravede già abbastanza:

Bambine di 10 anni che ballano e cantano a questo pubblico di pervertiti. Scusate ma è così, non ci sono scuse e non credo di esagerare. È uno schifo che non posso descrivervi, vi prego di guardarvi tutto il documentario. Che razza di genitori incoraggiano la propria figlia in questa direzione? Io, davvero, non riesco a capire e forse è meglio così.
Questa zona al limite tra legale e illegale fa accapponare la pelle.


Perché tale fenomeno si è diffuso in Giappone?

In Giappone si contano attualmente 10.000 idols – con tendenza a incrementare – ed un indice di natalità tra i più bassi nella storia. Casualità?

Mi è piaciuta molto la recensione di BarbieXanax:

A mio parere, vedo un forte parallelismo con la vita giapponese in generale. Qui si nasconde sotto al tappeto lo sporco di una società sempre più depressa, codarda e consumista. L’importante è che sia tutto carino, ma poi dei problemi reali non si parla quasi mai. Non si discute, si evita.

Chi vive in Giappone sa di cosa parlo.

Dietro le idols si celano compagnie di marketing e pubblicità che speculano in maniera impressionante. Occorre inoltre considerare che la crisi economica che ha colpito il Giappone ha influenzato moltissimo tutta la società, dando vita a nuovi fenomeni, come quello degli erbivori.

Se doveste capitare dalle parti di Akihabara, quando vedrete queste ragazzine vestite come se fosse carnevale, con la gonna cortissima e un aspetto molto “kawaii” – espressione giapponese che significa “carino” o “grazioso” – ricordatevi che probabilmente state osservando uno degli aspetti più perversi di questa cultura.

Io, quando passeggio per Akihabara, provo una rabbia immensa. Beyonce, aiutaci tu.

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Beronika Massi
Creata in Italia, emozionalmente modificata in Spagna, in fase di collaudo in Giappone. Sono Veronica, (ex) ingegnere, appassionata di comunicazione digitale e scrittura creativa. Ho creato questo blog perché me lo ha chiesto il Giappone. Contatti: fujidalgiappone[at]gmail.com
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