Italianità a bordo dei voli: ridiamo o piangiamo?

Italianità e dove trovarla.

Per quanto io abbia infiniti argomenti giapponesi di cui parlare, oggi voglio soffermarmi su un argomento diverso: gli italiani in aereo, e la loro italianità. Dico “loro”, perché io non mi ci rivedo proprio.

Da quando vivo in Giappone – già quasi un anno e mezzo – ho imparato a rispettare le file, a fare silenzio e, perché no, anche a mangiare i gyoza con le bacchette senza buttarmi addosso la salsa di soia (difficilissimo).

Dal giorno del trasferimento, sono tornata in Italia due volte. Ed ogni volta ho pensato – e la seconda volta ancora più intensamente – che siamo dei cafoni. Abbiamo tante qualità, infinite… ma siamo cafoni.

Ogni volta che torno immagino di essere giapponese e di vedere come si comporta la gente. E mi viene semplicemente da piangere. E gli italiani in aereo, si sa, regalano sempre emozioni.

L’italianità a bordo dei voli aerei.

VOLO RYANAIR GIRONA – PESCARA, luglio 2018.

Siamo stati dieci giorni a Barcellona. Adesso è arrivato anche per me il momento di rivedere la famiglia. Per fortuna Ryanair ha ripristinato la tratta da Girona a Pescara – roba da fare invidia all’aeroporto di Dubai, eh – ed evitiamo di andare a Roma, dove il ritorno in autobus fin nelle Marche è pesante come mangiarsi una caponata alle undici di sera.

Saliamo a bordo del nostro supersonico autobus con le ali – che mi fa tenerezza e mi ricorda un confetto abruzzese, tant’è piccolo – e ci sediamo ai nostri posti Tariffa Plus Sfigato. Salgono tutti e nel frattempo le hostess terminano di sistemare i bagagli. Ed ecco che parte già il quadretto all’italiana:

L’accaparramento dei posti in aereo

Nonostante, già da anni, il posto venga assegnato in fase di prenotazione, qualcuno rimane insoddisfatto dal numeretto che la sorte ha deciso di estrarre per lui/lei. Allora che fare? Perché chiedere alle hostess se puoi cambiare posto – già che tutti si sono seduti – quando puoi farlo tu, comodamente, mentre lei è girata e non ti vede? Come fregare i biscotti con la marmellata. Uguale.

E allora … vaaaaai! (me lo immagino raccontato da Bruno Pizzul, che in quanto a italianità riveste un ruolo fondamentale) “La coppietta seduta alla fila 15 si alza e corre alla fila 1, fascia laterale destra, si siede, la hostess se ne accorge ma fa finta di nulla! Ma, attenzione, la signora di settant’anni urla alla sua amica seduta delle file posteriori di sedersi accanto a lei perché tanto non c’è nessuno! Ma la hostess se ne accorge e stavolta non si lascia abbindolare e dice di no! Ed il comportamento scorretto della hostess che ha applicato un differente trattamento richiede una moviola.

Il cafone che parla al telefono in aereo

Io perdo la pazienza facilmente. Quel giorno stavo per alzarmi e gridare a questo italiota. #intolleranza

L’aereo si muove e le hostess iniziano la dimostrazione delle misure di sicurezza. Un tizio seduto non lontano da noi parla al telefono…e non a voce bassa. Parla di affari, da quello che tutti riusciamo ad intendere (probabilmente anche coloro seduti nelle parti più remote dell’autobus. Ah no, siamo su un aereo. Scusate. Sembra proprio un autobus).

Il tizio parla come se stesse a casa sua, sprofondato su quella poltroncina che – mammamia quanto – avrei voluto vedere inghiottirselo. Nel frattempo le hostess – queste martiri dei voli all’italiana – cercano di non scomporsi e terminano la dimostrazione. Ma lui continua. L’aereo inizia la fase di rullaggio… e lui continua. Io ho la vena della tempia che sta per andare a donare il sangue autonomamente, tant’è gonfia. Io e mio marito siamo ormai giapponesizzati e ci guardiamo negli occhi cercando di farci forza a vicenda. L’aereo inizia a decollare…e lui “vabbè chiudo che STO per decollare“. Potere del cristallo di luna che fai sparire la demenza, vieni a me.

Quando la maleducazione incontra la stupidità.

L’aereo è appena decollato e ci sono delle turbolenze. Il pilota non spegne il segnale delle cinture di sicurezza, motivo per cui ti siedi e stai zitto… no? No.

Il tizio di prima, con il dito puntato alla faccia dell’hostess “Io VOGLIO andare al bagno!“. La signorina gli risponde che non è possibile perché il segnale è ancora acceso. Ma lui ripete “Io VOGLIO andare al bagno!“. La mia vena è sempre più gonfia, sta per andare a firmare per la donazione degli organi, tra cui il povero cervello di questo essere umano spregevole. La hostess gli ripete la stessa cosa e finalmente l’homo insapiens cade nel sonno. Dio c’è.

via GIPHY

Gente che deve andare in bagno durante l’atterraggio

Mancano circa quindici minuti all’atterraggio, le hostess ce l’hanno già comunicato. Giustamente… cosa fare gli ultimi 15 minuti, se non andare in bagno? #sonofurbissimo #tendenza

Ed ecco che si alza un essere che – forse, e dico forse – ha dimenticato la materia grigia a Girona, e si dirige verso il bagno. La hostess gli dice di no e, “per cortesia”, di sedersi. Ma dopo lo sfortunato tentativo, un altro essere disagiato si alza. Dice che non ce la fa più. E prima non ti sei ricordato? Suvvia.

Ma non è finita qui: se ne alza un altro seduto più o meno al centro del velivolo. Lui se la gioca tutta sulla velocità. #Boltdenoialtri. Stavolta succede qualcosa di inaspettato, qualcosa che mi ha lasciato la stessa sensazione provata vedendo il goal di Grosso nel 2016. La hostess prende il microfono, e con tono incazzatissimo urla “SEDUTO!TI DEVI SEDERE, HAI CAPITO?!TUTTI SEDUTI!“. Mancava che dicesse “questa à una rapina!“, perché giuro che il tono era proprio quello lì. Il ragazzo rimane pietrificato e si siede sul primo posto vuoto che trova, ricevendo come castigo quello di essere l’ultimo a scendere dall’aereo, dato che la sua valigia è lontana. Ben ti sta.

L’applauso dopo l’atterraggio è il must esclusivo dell’italianità.

Insomma… un’ora e quaranta minuti di volo, che, ancor prima di arrivare, mi hanno fatto riassaporare l’italianità.

Ma non importa, perché ciò che conta è aver potuto godere, ancora una volta, di un magico applauso in fase di atterraggio. Se credi sia normale, ti dico che l’ho visto fare solo in Italia, o da italiani che atterrano in massa in altri magici posti del mondo. Se non ti è mai successo, guarda il video:

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Beronika Massi
Creata in Italia, emozionalmente modificata in Spagna, in fase di collaudo in Giappone. Sono Veronica, (ex) ingegnere, appassionata di comunicazione digitale e scrittura creativa. Ho creato questo blog perché me lo ha chiesto il Giappone. Contatti: fujidalgiappone[at]gmail.com

2 Comments

  1. Tragicómicamente reale!!

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